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Yellow Birthday

Yellow Birthday: Marianna Celeste Cerilli, Più che sorelle… coinquiline

Più che sorelle, coinquiline!

“Non ci posso credere. Ci hai portati in un buco.” Esclama Luli, mentre entra nel piccolo appartamento. La prima cosa che si nota è la penetrante luce che riesce ad illuminare beatamente tutto il salottino, unito ad un piccolo angolo cottura di un forte color arancione. Accanto all’isolotto, qualche sedia, vecchia di secoli. Anna entra qualche secondo dopo. In braccio a lei c’è il piccolo Mario, che sorride vispo dopo aver visto il suo riflesso nello specchio dell’ascensore. Con l’aiuto di Olivia, apre il passeggino e ci lascia il piccolo per qualche secondo.

“Non male” annuncia Olivia, mentre comincia a sistemare dentro le varie valigie.
“Certo, per te che non dovrai ricominciare tutto da zero!” Esclama Luli. Luisana Rotella, sedici anni ed un aspetto da mozzare il fiato, borbotta con il suo solito fare sfacciato ed insopportabilmente attraente. Sorridente con chi piace a lei, vive nel suo mondo adolescenziale senza curarsi minimamente di ciò che si trova al di fuori della sua bolla. Lunghi capelli biondo oro legati in una lunga coda alta, mentre il volto, liscio e perfetto, non è sfiorato dal benché minimo trucco. Prende il telefono dalla sua borsa di jeans e torna nel suo mondo virtuale, mentre le due sorelle cominciano a chiacchierare di ciò a cui andranno incontro.

“Ma Gilda si è occupata di tutto? Secondo quanto mi ricordo, Lu dovrebbe iniziare la scuola lunedì, ma dobbiamo ancora cercare la sua vecchia pagella. Fermo, Mariù, dai!” Questa è Anna. Ventuno anni, capelli biondi, corti e lisci da morire. Ragazza madre che ha abbandonato un passato difficile per aprirsi ad una nuova vita. Suo figlio Mario, di un anno e mezzo circa, è tutto per lei. Il suo sogno è quello di recitare.

“Lo spero, ti immagini dover cercare lavoro mentre Luli ti dice quante poche opportunità ho di diventare una modella famosa?” Esclama risentita Olivia, sedutasi sul divano. Anna scoppia a ridere, mentre Luli si sporge dal suo mondo e le fa una linguaccia. Olivia ha ventitré anni, laureata in economia, ha intenzione di conquistare il mondo passo dopo passo. Ha i capelli tinti di rosso, ma il colore che più ha amato è stato sicuramente il verde. Quando aveva sedici anni, si tinse i capelli di verde scuro e da quel momento ha rinnovato il colore più volte. Poi, presa da un eccesso di follia, tornò al suo colore naturale, per poi tingerli di biondo platino, rosa ed alla fine il colore della passione e del fuoco che ha bruciato il suo ultimo risotto.

“Io devo cercare un modo per sistemare anche Mario. Ma c’è una vecchietta nella porta accanto?” Chiede Anna, dopo aver preso in braccio il bambino, coccolandolo un po’.
“Beh, per questa settimana dovrei esserci io, quindi no problem, ma credo -anzi, spero- che la mia ricerca non durerà molto, quindi mettiti sotto.” Le risponde Oli, aprendo il frigo. Ciò che vi trova dentro non è molto sostanzioso. Acqua, un’insalata e delle olive.
“Credi davvero che mangerò quelle cose?” Domanda, rivolgendosi ad Anna.
“Io sì, dieta ferrea!” Esclama Luli, balzando accanto a lei.
“Che novità, sembra che tu stia a dieta da quando sei nata.”

Mario comincia a lamentarsi, perciò Anna sparisce nella prima camera che trova per farlo addormentare. In quel momento, dalla porta d’ingresso, entra una ragazza alta, smagliante, con lunghi capelli castano chiaro legati in una coda. Si chiama Gilda, ha venticinque anni ed è la sorella maggiore, colei che ha preso l’iniziativa, colei che ha portato via le sue sorelle da un destino certamente difficile. Dopo la nascita di Mario, nel paese in cui sono nate, la vita era diventata difficile: critiche, chiacchiere fastidiose, sguardi sospetti. Le ragazze non ce la facevano più a difendersi da quei comportamenti insopportabili, così la pazzia le ha portate qui, lontane e spensierate più che mai. O quasi.

“Uno, due.. ne mancano due. Dove sono?”
“Nella prima stanza, per far dormire Mario. La vita da zia è stressante.” Annuncia Luli, dietro il muretto della cucina.
“Certo, soprattutto per una lavoratrice come te, no?”
Lu la ignora e continua a fare ciò che stava facendo. Sta disgraziatamente mangiando un’insalata non condita con delle olive davvero poco attraenti. Gilda non pensa di aver mai visto qualcosa di così pietoso e sconsolante.
“E quello schifo?” Domanda Gilda.
“Roba che hai lasciato tu.” Dice Luli.
“Quella non l’ho lasciata io!” Esclama Gilda. Quando vede la reazione della sorella, il cui volto è diventato talmente schifato e pronto a buttare il suo pasto, scoppia a ridere insieme ad Oli, assicurandole di esser stata lei stessa a lasciarlo. Poi si siede accanto ad Olivia e comincia ad osservarsi attorno. La casa ha bisogno di pulizie e devono sistemare ancora tutte le valigie.
“Comunque io e te ci prendiamo la stanza in fondo al corridoio.” Dice Olivia, posando il telecomando della televisione sul tavolo.
“Cosa?” Esclama sconvolta Luisa. “Non dormirò con Mario. Assolutamente. Devo andare a scuola, volete che ci arrivi con le occhiaie fino alla bocca?”
“Zitta e mangia. Mario me lo sono sorbito da quando è nato. Ora tocca a te. Poi ultimamente si è calmato.” Si difende Olivia.
“Non ci provate! No, no e no! Sono assolutamente convinta che mi ucciderà questo stress. Possibile che questa casa sia così piccola?” Borbotta.
Gilda alza il braccio: “E va bene. Ci dormo io. Voi due nella stanza in fondo.”
Luli le sorride sorniona: “Grazie Gi, tu si che sei gentile.”
“Cosa vorresti dire?” Domanda risentita Olivia.
“Non fate le bambine, suvvia! Abbiamo così tante cose da fare che quando andrete a letto, non farete neanche caso a chi dormirà nella vostra stessa stanza. Forza, a lavoro!”

Luli inizia a sistemare le sue due valigie nella stanza che condividerà con Oli, anche se la prima cosa che fa è chiamare le sue amiche per aggiornarle di come è andato il viaggio, mentre Olivia si chiude in bagno per parlare con qualcuno. Gilda scuote la testa e si avvia in cucina. Presa la busta con la roba da mangiare, inizia a sistemare tutto nel frigorifero, mentre Anna esce dalla stanza, dicendo che il piccolo dorme.

“Fantastico, aiutami a portare le scatole con gli oggetti da sistemare nella stanza. Ma che fa Oli in bagno?” Domanda Gilda, accostandosi alla porta.
“Parla con Giuliano..” Sussurra Anna.
“Ancora? Pensavo che fosse morto.” Dice invece Gilda.
“No, vivo e vegeto, ora che stiamo a Roma ancora di più”.
“Se tutto va bene..”
“Che intenzioni hai?” Domanda allarmata Anna.

Gilda si volta e le rivolge un dolce sorriso, prima di girarsi e lasciare la scena con una camminata elegante. Entra nella stanza di Luli, che parla beatamente al telefono. Si avvicina, le afferra il telefono e comincia: “Ciao, non so chi tu sia, ma sono stata esplicitamente chiara con Luisana, dicendole che dovesse sistemare. Ora sarà in punizione per un bel po’, abituati a non sentirla. Ciao, cara!”

“Gilda!” Urla irata la piccoletta di casa. Gilda mette nella sua tasca il telefono di Luli e le ripete le ultime parole: “Sistema. Lo riavrai quando tutte le valigie saranno tutte disfatte. Muoviti, dai!”

Tre anni prima, i genitori delle quattro ragazze erano morti in un incidente stradale e Gilda si era dovuta prendere cura delle sorelle, amministrando i beni familiari e prendendo con difficoltà la tutela della piccola Luli, che all’epoca aveva tredici anni. Era stato un duro colpo e le ragazze non ne parlavano ancora dopo tanto tempo. Vivevano nella loro bolla, tentando di dimenticare ciò che più dava loro disperazione e difficoltà. Poco dopo, in un momento terribile nella vita delle giovani, Anna rimase incinta e fu dura accettare un colpo del genere: tenere il bambino, inizialmente, non era nei suoi piani, ma con il passare dei giorni, dentro di sé, Anna sapeva di non poter lasciar andare via quella piccola vita pronta a crescere.

E così, Mario è cresciuto grazie alla vicinanza della mamma, delle zie ed anche grazie ai contributi economici del padre poco padre, Gianni, con cui la giovane Anna uscì per un bel po’ di tempo. Essendo di buona ed educata famiglia, si era reso conto che un figlio non era cosa da poco e quindi aveva deciso di prendersi le sue responsabilità. Quando vivevano ancora al paesino, il ragazzo frequentava il bambino ogni settimana, ma con lo spostamento a Roma, Gianni avrebbe dovuto viaggiare sempre per andare a trovarlo. Così, in una situazione grigia, in cui non si sapeva dove sbattere la testa, Gilda era diventata una mamma perfetta sia per le sue sorelle sia per il nipotino, pronta ad ogni evenienza. Aveva fatto di tutto pur di trovare un impiego buono che reggesse la famiglia. Era stata costretta a lasciare l’università, ma tuttora non si pente delle sue scelte ardue e complicate.

“Non ci credo! Sei ingiusta!” Si arrabbia Luli, mordendosi il labbro “Come faccio a parlare con Gabriele, ora?”
Gilda, sarcastica, dice: “Ah, si chiama Gabriele? Come l’arcangelo. Con la differenza che a te non ha portato buone notizie ma solo cinque in pagella.”
“Non sei simpatica!”
“E non sono neanche scema. Fai come ti dico, altrimenti ti scordi il telefono per le prossime settimane!”
La ragazzina se ne va nella stanza accanto, sbattendo i piedi a terra, mentre Gilda si morde il labbro. Ciò che più trova difficile è entrare in contatto con una ragazza che sta diventando una donna nel pieno delle sue facoltà, in particolare con una giovane che non ha dei genitori su cui fare affidamento. E Gilda è una delle poche persone su cui la piccola Lu può affidarsi, ora come ora.
Oli si affaccia alla porta: “Problemi con la cucciola?”
“Oh, no, no. Problemi con te. Vieni un po’ qua!”
“Cosa?”
“Giuliano? Ancora?” Chiede sconvolta.
Olivia porta gli occhi al cielo: “Smettila. Ho ventitré anni, non sedici. Non sta a te dirmi cosa fare.”
“Ma sta a te stare con un quarantenne sposato?”
“Divorziato! E poi basta, Gi, sono stanca. Per favore.”

Gilda chiude la porta e si volta di nuovo verso di lei: “Posso capire Luli che è in età adolescenziale, posso capire Anna che ha un bambino ed è giovanissima, ma non te che cerchi attenzioni da uomini molto più grandi. Lo dico per te!”
Olivia si passa una mano tra i capelli, per poi rispondere a tono: “Certo. Tutte giustificate, ma quando è qualcuno a sbagliare, sono io! Sempre!”
“Non fare la bambina!” Le dice Gilda.
“E tu non fare la mamma, non ti riesce!”

**

A cena, le quattro sono sedute attorno al tavolo, mentre il piccolo Mario è seduto sul seggiolone a giocare con il cibo. Luli è arrabbiata, Oli è arrabbiata, Anna è nervosa e Gilda non sa cosa fare. È venerdì e domani già deve cominciare a lavorare presso un piccolo giornale lì vicino. Inoltre, deve anche sistemare le scartoffie per l’ammissione di Luli alla scuola superiore del quartiere, che per fortuna non dista molto dal loro piccolo appartamento. Le cose da fare sono molte e le emozioni da affrontare altrettante. Anna si gira verso di loro e comincia a fare una delle sue solite domande: “Chi tiene Mariuccio domani?”

Luli alza gli occhi al soffitto, mentre Gilda si lascia cadere stanca sulla sedia, dopo aver preso l’acqua dal frigorifero.
“Cosa devi fare?” Chiede.
“Lavoro. La mia amica mi ha raccomandato in quell’agenzia di viaggi, ti ricordi? Domani faccio la prova. Vi prego.” Le supplica.
Luli sbuffa, mentre Oli dice: “Domani devo cominciare la mia ricerca. Mi spiace ma se ne riparla lunedì.”
Gilda si gira verso Luli: “Ti tocca.”
“Come no, sempre io.”
Olivia addenta il panino e, con ancora il cibo in bocca, borbotta: “Non ti lamentare. Il sabato non hai scuola.”
“E quando l’avrò? Con chi starà Mario?”

Il biondino, dal seggiolone, ridacchia divertito, mentre osserva la zia Olivia che mangia assorta il suo panino. Anna gli sorride calorosamente, mentre Luli si immagina la sua emozionante mattinata all’insegna di pannolini, rigurgiti e cambi. Vuole parlare con Gabriele e chiarire, visto che ormai non fanno altro che litigare, ma niente è semplice e quel ragazzino si comporta proprio da bambino delle elementari a volte. Lu si sente incompresa da tutti e da tutto, a partire dalle sue stesse sorelle che la prendono per una della loro età. Insomma, cosa deve fare per riuscire a starsene in pace e tranquillità senza che tutto ricada su di lei?
“Ci stiamo pensando. Non ci sono asili nella zona.”
Luli interviene ancora: “Sapete, penso che voi non dobbiate privarmi della mia adolescenza!”
Gilda si volta verso di lei: “Come, come?”
Olivia scoppia a ridere, sinceramente divertita: “Dovresti fare la comica.”
“Sono seria. Voi alla mia età vivevate serenamente e senza obblighi di tenere poppanti striscianti per casa!”
“Ehi!” Urla Anna “Attenta a come parli!”
“E tu attenta a come usi i preservativi!”
“Non sono affari tuoi, mocciosa. Sai che c’è? Domani il mio bambino viene con me, visto che la collaborazione non è di casa!”
“Luli, chiedile scusa.” Le intima Gilda.
“Neanche morta. Siamo noi a pagare le conseguenze delle sue azioni!”

Olivia guarda il piccolo e gli sussurra: “Mi spiace che tu sia nato in una casa Total Girl”. Lui le sorride innocentemente.
“Non ci posso credere che tu stia dicendo ciò. Noi facciamo di tutto per mandare avanti questa famiglia e tu non devi azzardarti a dire delle cose così meschine e cattive. Menefreghista!” Le urla ancora Anna, rispondendo alle provocazioni di Luli.
“Penso sia ora di andare.” Dice Oli, prendendo il piccolo in braccio e andandosene in camera.
“Certo, la colpa è sempre mia!”
“Luisana, non fare l’innocentina dei miei stivali!” Le punta il dito contro Gilda, in un attimo di rabbia.
Anna risponde ancora: “Con che coraggio mi dici ciò? Sei una mocciosa!”
Sbatte a terra il suo tovagliolo e se ne va velocemente in camera, sbattendo la porta.
“Hai esagerato. Adesso vai e le chiedi scusa.” La rimprovera Gilda.
“E invece no! Mai una volta che io possa vivere serenamente la mia vita. Mai! Sempre circondata da pannolini, biberon, urla, pianti, sono stanca! Basta!” Si alza e corre in bagno, chiudendosi a chiave. Gilda guarda il vuoto, prima di poggiare il suo capo sul tavolino, quasi con rassegnazione.
Poi lo rialza con difficoltà e, mentre guarda la finestra con fare teatrale, sussurra: “Caxxo, ho dimenticato di comprare le banane!”

Marianna Celeste Cerilli.

Yellow Girls è molto più di un blog di notizie e di articoli, è una community, è un’identità, è un stile di vita.

This article has 2 comments

  1. Matilde

    Belloo, complimenti!

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