Siamo tutte inguaribili Yellow Girls.
essere donna
Be YellowBenessere

E chi l’ha detto che noi donne dobbiamo solo figliare?

Parto da questa infelice frase per dire come la penso, una volta per tutte. “Eh ma non vuoi rendere felice tua mamma con un nipotino?!”.

Premesso che mia mamma è una donna assai felice e appagata, che la nostra famiglia, vale dire io, lei e gli amici che ci siamo scelti durante il nostro percorso insieme, è fonte di gioia e serenità, ci sono opinioni che purtroppo non riesco proprio a condividere. Prima di tutto ci sono donne che, spero davvero di non offendere la vostra limitata visione del mondo, non sentono l’indomabile desiderio di figliare.

Non è scritto su nessun articolo della costituzione che felicità richieda obbligatoriamente di avere una prole. La vita umana è fatta di così tante gioie, che dipende dalle nostre inclinazioni naturali perpetuare quelle che ci fanno sentire bene e ci completano.

Ci sono donne che sono felici con una carriera galoppante e altre che sognano di vedere il mondo e vivere amori passeggeri. E quindi, dove sta il problema? Esattamente cosa ci dà l’autorità di sapere cosa è meglio o giusto per gli altri? Secondo punto, per me fare un figlio è un atto di estremo amore. E parlo per esperienza diretta.

Mettere al mondo un figlio può rivelarsi il gesto più egoistico del mondo. Un figlio è un’altra persona che dipenderà totalmente da noi, e non parlo da un mero punto di vista economico, anche se non è un fattore proprio da sottovalutare.
Un figlio è un esserino innocente che vedrà in noi tutto, imparerà dai nostri pregi e dai nostri difetti, stravolgerà le nostre vite, i nostri orari, metterà a dura prova nervi e pazienza, avrà bisogno di noi, sempre. Ed essere genitori non qualcosa che puoi improvvisare, non è pagare un corso di nuoto o lasciare che ci pensi il partner.

Essere genitori è mettere la tua vita nelle mani di una creatura che nata da te (o accolta) e fare tutto quello che puoi per vedere sul suo volto la gioia di vivere.

Essere genitori è amare e farlo sentire amato, soprattutto quando il mondo lo butta giù.
È insegnargli ad amare se stesso e non cercare conferme altrove.
È crescerlo con dei valori sani e dargli gli strumenti per vedere il mondo da solo.
È ricordargli che è nato dall’unione del vero amore, anche se poi la vita ha separato i cuori dei suoi genitori.

Essere genitori è mettere il suo bene sopra ogni cosa, persino sopra le tue necessità, a patto di quelle primarie, perché se non siamo persone appagate loro lo sapranno.
Essere genitori significa rendersi conto che i bambini ascoltano, capiscono e ci guardano, non importa se non arrivano al metro di altezza e ancora non pronunciano correttamente tutte le lettere.

E come ho già accennato mettere al mondo un figlio lo si fa con una persona che amiamo quasi più di noi stesse, ma ho detto quasi, perché l’amor proprio è essenziale.

Ecco, finché non troverò quella persona da amare incondizionatamente, follemente ed immensamente, e che mi tratti allo stesso modo, ecco finché non lo troverò continuerò ad amare me, la mia vita, i miei affetti senza fretta e senza timore di essere incompleta.

Guardo allo specchio la donna che sono, ripenso alla piccola me, goffa e sensibile dell’età del liceo, quando pensavo che a 26 anni avrei avuto tutto, marito, figli e carriera e mi rendo conto che significa crescere. Mi rendo conto che le cose della vita non sono mai come le immagini finché non ti butti nel mondo ed inizi a vivere. Nel momento in cui capisci che sei completa con te stessa e che non ti serve nessuna metà è il momento in cui puoi affrontare la vita e prenderne solo il meglio.

Forse non troverò mai l’uomo con cui dividere la mia quotidianità, quello con cui fare un figlio e comprare casa. Forse sarò io, un gatto e un passaporto pieno di timbri. Forse troverò l’amore vero maschile quando il mio utero andrà in pensione e ci godremo le gioie di una vita di coppia.

Ma quel che so è che non sono sola e che nessuno può farmi sentire incompleta, finché ho me a tenermi compagnia.

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