Siamo tutte inguaribili Yellow Girls.
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Mamme in giallo

Lettera ad un antiabortista qualunque

”Caro antiabortista qualunque, ovunque tu sia, o deciso di scriverti, anche se forse mai leggerai ciò che ti sto scrivendo…”

Io non ho mai abortito.
E probabilmente non lo farò mai, o almeno è ciò che spero e mi auguro.
Questo però non autorizza te, a scegliere per me.
Mai e in nessun caso.
Non ti autorizza a sostituirti al mio corpo, alle mie sensazioni, alla mia mente, alla mia vita… al mio essere donna, che è solo mio.

Non ti autorizza a sostituirti al mio modo di scegliere. Mai e in nessun caso.

Come non ti autorizza a dirmi che sono stata brava a non abortire, nonostante la situazione difficile.
Che sono stata brava a non abortire nonostante io sia stata abbandonata da mio marito, fidanzato, ragazzo…
Che sono stata brava a non abortire nonostante io sia stata violentata o incastrata in quel rapporto che mi ha condotto dove sono.
Che sono stata brava a non abortire nonostante io non abbia soldi a sufficienza per crescere mio figlio, e nonostante che, diciamocelo, un lavoro ad una madre single non lo da nessuno (o quasi) perchè porta solo rogne.
Tu puoi anche dirmi che sono stata brava a sfidare il mondo intero, i giudizi altrui, ad andare avanti per la mia strada con la mia gravidanza, ma rimane il fatto che non hai diritto di farlo.

Non puoi dirmi che sono stata brava, dall’alto del tuo sorriso pietoso e colmo di giudizi, perché con i tuoi ”hai fatto la scelta giusta”, con le tue frasi fatte, non ce lo cresci un figlio.
Non gli dai da mangiare. Non lo vesti.
Non compri i pannolini e tanto meno lo iscrivi al nido o all’asilo.
Non gli dai una vita.

Con le tue frasi fatte ci mandi solo a rotoli il mondo, quello femminile (in primis).
Come non puoi dire che non ho diritto di abortire, di negarmi una gravidanza.
O meglio, lo puoi fare, ma a casa tua. Non in un’ospedale pubblico, non in un consultorio familiare, non in qualsiasi altro luogo che non sia la tua mente. Lo puoi fare, lo puoi dire, ma lontano dalle orecchie delle donne,a prescindere da ciò che pensano rispetto all’abortire.
Questo perchè non puoi permetterti di giudicare una situazione tanto delicata, tanto sottile, tanto dolorosa.

Perché il dolore c’è, per la donna, in ogni caso.

Ci sono pro e contro, come in tutto, ma non sei e non devi essere tu a valutarli o a decidere cosa è più importante per una donna. Questo perché io, come ogni altro corpo femminile, non siamo provette da laboratorio da cui tirar fuori DNA per la vita.
Non siamo macchine senza anima ed emozioni.
Non siamo incubatrici.
Né fattrici. Né sfornabimbi, solo perché possediamo un utero.
Non siamo niente di tutto ciò, e tu questo lo devi accettare, a prescindere da ciò che pensi. Se no, come ti dicevo sopra, è meglio che rimani chiuso nella tua casetta e che possibilmente te la fai spostare sulla cima di una montagna perché le scelte esistono, e le donne pure.

Ed ogni donna deve essere libera di scegliere ciò che sente più giusto per . A prescindere da te, dal tuo credo, dal tuo vissuto, e dalle tue idee. A prescindere da tutto. Perché se no non è libera, stai cercando di intrappolarla nelle tue idee, come fossero ragnatele.

Quindi, mio caro, perché invece di giudicare e commentare decisioni più o meno problematiche e dolorose, sia con accezione positiva che negativa, non cerchi di offrire alle donne che incontri sulla tua strada l’unica cosa che serve loro: la neutralità?!

Già, devi essere neutro.

Neutro rispetto alle loro scelte, perché solo così potrai offrire ascolto, comprensione e sostegno in una società che estremizza ed esalta la posizione del singolo (e la solitudine) rispetto all’aiutarsi a vicenda.

Vuoi aiutarle? Vuoi davvero aiutare le donne che incontri sulla tua strada? Allora è questo che devi imparare ad offrire loro, nient’altro.
Nessun consiglio non richiesto, nessuna predica o giudizio, nessuna filippica di ogni sorta su quanto sia giusto o sbagliato fare ciò che hanno deciso di fare. Niente di tutto ciò le potrà mai aiutare. Niente di tutto ciò farà altro se non farle sentire sbagliate e in colpa, aumentando quella carica di dolore che porteranno dentro per tutta la vita. Non aumentare il loro fardello, aiutale, ma senza schernirle o giudicarle.

Quindi, mio caro antiabortista qualunque, chiunque tu sia e ovunque tu ti trovi è questo ciò che dovrai fare d’ora in poi. Butta questa etichetta che a tutti i costi vuoi, smettila di definirti antiabortista e schierati con quelli che promuovono la vita, a prescindere che si tratti di quella di una donna che abortisce o che porta avanti una gravidanza.

A prescindere, e soprattutto, dalla tua posizione all’interno della società devi capire che una donna è una donna prima di essere una madre, una donna incinta o qualsiasi altra cosa. Ed una donna è tale solo se ha la possibilità di esprimere liberamente tutte le sue scelte, a prescindere da quali siano. Devi capire che una donna che chiede aiuto va aiutata, prima di tutto, non indirizzata secondo i tuoi dogmi. Devi capire che aiutare è più importante di impartire la tua verità assoluta, e così (e solamente così!) si protegge la vita.

Devi capire che proteggere una donna vuol dire proteggere i suoi figli, nel futuro, anche se non ne ha o non ne vorrà mai avere. Devi capire che…

Dalla parte delle donne, sempre.

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