Siamo tutte inguaribili Yellow Girls.
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Be YellowTempo libero

La donna: un viaggio meraviglioso alla (ri)scoperta dell’universo femminile

La donna.
L’essere più speciale del mondo.
Speciale perché dire che ha tremila problemi in più rispetto al resto del mondo (che poi, dopo le donne, chi rimane? Uomini e scimmie) non sarebbe stato sufficiente per sottolineare le pene dell’inferno che deve pagare per tutti. Prendi una, paga tremila.

Ci sono vari aspetti della donna di cui parlare.

Il più divertente e che ci dà mille spunti per ricordarci di come la vita sia un disastro è il ciclo. Il periodo più temibile per la donna e per gli esseri viventi che vivono intorno a lei è quella “quasi-settimana”, in cui puoi solo dire: “Non vedo l’ora che arrivi lunedì prossimo.” Ed è grave, se si desidera che arrivi il lunedì.

Avere sotto lo stesso tetto una donna che si comporta come Tina Cipollari in Uomini e Donne è una tortura talmente atroce, che l’uomo vive con ansia la settimana del ciclo, la settimana pre-ciclo, la settimana post-ciclo e per l’ultima settimana del mese che rimane si è già arruolato per la guerra Siberiana.

Perché la donna mestruata non è una donna normale. Non è una donna. È una bestia di Satana che esce fuori dai quattro ai sette giorni al mese, pronta per sbranarti e ferirti, inseguirti fino in Siberia e lasciarti lì agonizzante. In questo caso, non ti salva neanche arruolarti nell’esercito siberiano, perché tanto ti trova lo stesso. Anzi, piomba nell’accampamento militare in accappatoio e ciabatte e strillando come un orango tango ti domanda perché non hai aggiustato il tubo del bagno.

È ovvio il perché i femminicidi sono più delle uccisioni da parte delle donne. Perché le donne, con tutto il ciclo compreso, li sanno nascondere i corpi. E sanno pure che se lasciano in bella vista un coltello pieno di ketchup e salsa tonnata non va bene, fa brutta figura e tua suocera potrebbe criticarti. Se poi qualche omicidio da parte delle donne è registrato è semplicemente perché “Cavolo, ma io devo andarmi a cambiare l’assorbente!” e quindi il corpo è rimasto non nascosto per quei due minuti che ti servono per andare in bagno e tornare.

Un altro fatto di cui voglio parlare è la maternità: i figli.

Ce ne sono di donne e possiamo capire quanto siano diverse l’una dall’altra grazie proprio al loro atteggiamento nei confronti dei figli.

Abbiamo la mamma ossessiva, quella che farebbe carte false pur di avere il controllo sulla vita del figlioletto: e così chiama cinque volte su sei la scuola per sapere se va tutto bene. La sesta volta fa intervenire direttamente la polizia, dopo aver contribuito alle spese telefoniche con un migliaio di chiamate anonime in cui ripete “nella Scuola Media Renzi For Life spacciano droga.”

Poi c’è la mamma super concessiva. È quella mamma che non ti vede e non ti sente nel vero senso della parola, perché ti lascia fare ciò che vuoi. “Mamma, vado a una festa.” “Va bene, amore.” “Mamma, vado a studiare da Luigi.” “Va bene, amore.” “Mamma, domani dormo da Caterina.” “Va bene, amore.” “Mamma, sono rimasta incinta di Luigi! Ma stai tranquilla che ci aiuta Caterina.”

Un’altra mamma micidiale è la casalinga: la sua casa è uno specchio, la sua agenda pienissima, le merende che prepara sono infallibili, ma nasconde sotto il cuscino un mitra per ucciderti non appena sposti un libro dallo scaffale e lo lasci sul divano. Avvertimento: evitare di salire sul letto con le scarpe perché potrebbero esserci forti precipitazioni di ciabattate a non finire!

L’ultima mamma di cui parlerò è la fiera: fiera in tutti i sensi. Fiera del proprio piccolo ed odiata dalle altre mamme come se fosse una bestia feroce, una fiera appunto. “Mio figlio domani va a…” “No, ma mio figlio fa nuoto, calcetto, tennis, canta in un coro, scia, parla francese, portoghese e norvegese, poi partecipa a tutte le olimpiadi scolastiche, studia, ha tutti dieci e si occupa dei fratellini. Poi sa cucinare, fa i dolci, apparecchia, sparecchia, lava i piatti e la biancheria, sogna ad occhi aperti una vita lontana da me ed ogni tanto va anche in palestra per mantenersi in forma.” Amore mio, a questo punto non serve mantenersi in forma, non ha neanche il tempo di mangiare! Smaltisce mentre pulisce casa.

Poi, parliamo di alcune delle professioni svolte dalla donna

La maestra. Puoi amarla o odiarla ma è quella maledetta che ti urla che non sai fare tre più tre ed in cinque anni di elementari non riesce ad insegnartelo. Abbiamo dunque la barista, che prima ti dice “No, basta, sei ubriaco” e poi ti versa l’ennesimo shot, la pasticcera, che ti vuole obeso fin da piccolo (infatti passa tre quarti della tua infanzia a darti il dolcino gratis che serve solo a farti tornare lì più affamato di prima). Ed infine, la professione più ammirata ed odiata. L’allenatrice. Quella donna di cui ammiri le chiappe rotonde e sode ma di cui odi l’atteggiamento da “ma sì, son due addominali, non sono chissà cosa!” Lei passa tutta la lezione di aerobica a fare due movimenti, per poi fissarvi per il resto del tempo e lasciare dentro di voi quei cinque secondi in cui dite “da oggi a dieta ferrea e in palestra!”, ma dopo due addominali volete tornare a casa a mangiare nutella davanti a “Una mamma per amica”.

Infine, parliamo dei vari tipi di donna

La permalosa. Mai entrare nelle mire di una donna permalosa perché potrebbe finire molto male.
“Dillo che hai comprato le pastarelle solo per farmi ingrassare!”
“Quella battuta te la potevi risparmiare, sai che sono sensibile!”
“Brutto maledetto, non mi sta rispondendo, sicuramente già mi ha sostituito! Ora gli faccio vedere io chi vince. Ecco. Ora non gli rispondo fino a stasera. E ovviamente deve riscrivermi lui.”
“Io? Dimagrita? Non credo proprio! Che vuoi dire, che sono deperita? Che potrei essere scambiata per un’anoressica? Ti odio!”. E la permalosa, generalmente va inserita nell’ambito “La donna e il ciclo”.

La sottomessa. A lei va bene tutto, puoi uccidere qualcuno, romperle la macchina, alzare la voce. Lei rimarrà in silenzio e con un sorriso, lascerà cadere la cosa. Ma dentro di sé, la sottomessa cova odio e rancore. Preparatevi, c’è una vendetta per tutti!

La leonessa. Leader suprema, se non riesce a capeggiare nel branco, uccide chi sopra di lei. Sì, è anche quella che ha fatto vari attentati alla vita a Mussolini ed Hitler, perché la leonessa è eterna. Lei c’era.

L’usignolo. La donna che canta sempre. Mentre cucina, sotto la doccia, in macchina, sotto la pioggia, in ufficio. Se canta male, piaga umana e pena per tutte le pessime azioni che hai compiuto nella tua vita!

La fotomodella. Arriva in classe, a lavoro, ovunque vestita come se stesse andando ad una sfilata della Milano Fashion Week. Fa caldo ed è perfetta, fa freddo ed è perfetta, ma piuttosto che accostare blu e nero, giunge sul luogo di lavoro con un cappottino leggero che serve solo da sciarpetta. Congelata, ibernata, con meno trenta gradi, ma fuori moda mai. Piuttosto balla la conga sotto la neve.

Ma la verità, è che noi donne siamo speciali così come siamo, anche se rompiamo le p***e una volta sì e l’altra pure! (Parlo da donna, io sono la prima che rompe ed assilla come Di Maio in televisione che ripete più volte “Votate Cinque Stelle” di una bambina di due anni che chiede perché anche quando vede la mamma cucinare).

Dicevo, siamo speciali. Speciali perché nessun’altro essere vivente sulla terra riesce a criticare meglio di noi! Possiamo essere brutti babbuini obesi, ma tanto “quella è troppo magra. Ha anche troppo seno. Ma non è scomodo? Insomma, per me smaltisce più portando in giro quella sesta che andando in palestra.” E critichiamo tutto il giorno. Al mare, in montagna, anche ai concorsi di bellezza.
“Nono, la numero trentasettemilacinquecentottantesima non mi sta bene, è troppo riccia. Se cucinasse, sai quanti capelli nel piatto?”
“Troppo bassa, quella è amica di Brunetta!”
Ma il fatto è che è più forte di noi.
“Da oggi smetto di criticare le persone. No, sono seria. Serissima. Sì, però se me la serve su un piatto d’argento, quella là! Guarda che vestito, sembra uscita da una rivista tirolese!”
Potremmo avere Angelina Jolie davanti a noi e criticarla comunque.
“Un difetto deve averlo… beh, troppi figli.”

Ma, critiche a parte, le donne sono meravigliose! Sopportando tempeste, pannolini, capi insopportabili, valigie con un massimo di venti chili quando devono portare con sé maglioni, tanga e costumi da bagno “nel caso dovessero servire”. E se ti porti una valigia che pesa meno di venti chili, non sei una donna, sei una vichinga.

Detto questo, buona festa della donna a tutti e dopo questa autocritica al genere femminile, vado a criticare un po’ Barbara D’Urso. Quasi sessantuno anni e sembra più giovane di me che ne ho diciotto. Gli invidiosi diranno che è Photoshop! E lo dico pure io.

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