Siamo tutte inguaribili Yellow Girls.
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Cinema

King Arthur viene da Roma Sud

Mettete una sera al cinema, un reboot di un classico senza tempo, un cast di combattenti dal fisico scolpito, uno fra tutti, Jude Law…

Che mi scusino tutti coloro che vengono davvero da Roma sud per questa licenza poetica, ma c’è qualcosa nel King Arthur (ri)portato sul grande schermo che proprio mi fa sorridere.

Posso dare alla colpa ai gajardissimi Actual che, con il loro “rimorchiare a Roma sud“( e il precedente a Roma Nord) hanno portato in scena delle caratterizzazioni tutte da ridere? Beh qualche ora prima della visione del film di Guy Ritchie avevo guardato questo esilarante video, mi ero gasata pure io e al grido di “daje” sono entrata in sala carichissima.

Un King Arthur targato Guy Ritchie

Guy Ritchie rende questa versione 2.0 di King Arthur moderna, colorata, rock. C’è tutto in questi 120 minuti di proiezione: magia, epica, paesaggi, bellezza, dialoghi, eroi e villains. Un concentrato di emozioni, che vi tiene con gli occhi spalancati e non vi lascia l’amaro in bocca. Almeno questo è quello che ha trasmesso a me. E vi giuro che dopo una settimana lavorativa bella piena, disagi nei trasporti per un guasto alla stazione termini e pensieri vari, avevo decisamente bisogno di qualcosa che mi intrattenesse bene.

Chi conosce la filmografia di mister Ritchie sarà poco sorpresa da questo re Artù. Il personaggio non è altro che la trasposizione del tipico protagonista delle pellicole del regista inglese: uno sfrontato piccolo gangster da periferia londinese, mai cattivo per partito preso, che deve sopravvivere con tutti i mezzi a disposizione a quello che il destino pare aver scelto per lui.

La differenza qua sta nel fatto che Arthur è il legittimo erede al trono e che dalla sua ha un alleato come Excalibur. Quindi il fato ha in serbo qualcosa di diverso per lui. Ma spetta a lui prendere le redini della situazione e fare, come è inevitabile, la cosa giusta.

Chi è re Artù?

Dimenticate i personaggi interpretati da Sean Connery oppure Clive Owen, tanto per citarne due artisti meravigliosi, in questo film l’eroe, chiamato dagli amici Art, è quanto più vicino ad un antieroe. Cresciuto in un bordello, ha imparato a stare al mondo vivendo di espedienti, è diventato uomo in strada, in una delle zone più popolari e malfamate del regno di Camelot.

Un bad boy, dal sorriso che stenderebbe anche la contessa più rigida del reame, un viso da Casanova rock, e un fisico fin troppo scolpito, da farmi immaginare che a Londinium, oltre ai bassifondi e alle navi vichinghe, dovevano esserci anche le prime Get Fit della storia. Come vi ho accennato con il titolo, ho sorriso pensando a come Charlie Hunnam interpreti uno sfrontato che, come dicono a Roma, “se la sente calla”. Uno di quei tipi che sanno così tanto il fatto loro che diventano davvero irresistibili per noi donne. E aggiungo, ahimè!

Per diversi tratti, King Arthur richiama un altro classico della cinematografia mondiale (e dello stesso Ritchie), Sherlock Holmes. Oltre al coprotagonista (il sempre-stupendo Jude Law) c’è l’atmosfera della vecchia Londra, i protagonisti sempre sulla sottile linea rossa tra giusto ed illegale, i dialoghi scanzonati.

Questo King Arthur è figlio di Guy Ritchie, ma porta in scena un prodotto cinematografico specchio della nostra società, un riadattamento moderno, che si slega dalla tradizione più storica, per diventare un blockbuster per il grande pubblico. E se vi chiedete che ne è di Ginevra (e Lancillotto), di Morgana e soprattutto di Merlino, vi basta sapere, care yellow girls, che il progetto prevede qualcosa come una serie di 6 film. Quindi preparatevi per altre serate così!

Io vi consiglio di andarlo a vedere, di farvi la vostra idea e poi di guardare anche gli altri capolavori del cinema che raccontano di spade e cavalieri, di una Camelot forse diversa, ma pur sempre magica.

Alla fine il cinema è magia, e noi di sognare non dobbiamo smettere!

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