Siamo tutte inguaribili Yellow Girls.
giornata contro la violenza sulle donne
Be YellowBenessere

25 novembre giornata contro la violenza sulle donne, noi ci siamo!

Ci fanno compagnia certe lettera d’amore, parole che restano con noi. E non andiamo via, ma nascondiamo del dolore, che scivola, lo sentiremo poi…

La giornata contro la violenza sulle donne

Scorrendo questo articolo, potrete leggere i pensieri delle mie Yellow Girls, ognuno così personale e delicato, scritto da donne per le donne, pezzi anche critici e duri, ma che riflettono la nostra natura e il profondo senso di stanchezza che abbiamo. Non vivremo in una società che ci obbliga a girare con il volto coperto, ma dobbiamo ancora aver paura della persona che ci sta accanto, di girare sole per la città, di temere il buio alla stazione. Dopo anni di progressi e rivoluzioni tecnologiche, ancora dobbiamo sentirci chiamate poco di buono se mettiamo una minigonna in più o se vogliamo andare a letto senza impegno. Questo è il contro contributo per la giornata contro la violenza sulle donne.


Mara:  (Yellow) Girl Power, sempre. 

Chi mi conosce lo sa, ci sono argomenti per cui esce fuori di me una bestia verde e distruttiva. Da quando sono stata coinvolta quasi direttamente in una situazione di violenza, sia fisica che psicologica, ho iniziato a guardare al tema in modo molto più attivo e critico. Non sto qui a ripercorrere i tremendi momenti vissuti da una persona a me estremamente cara, anche perché sono sincera, io stessa ho ancora i brividi al pensiero, voglio condividere con tutte voi un messaggio, che viene dal cuore.

La violenza a cui siamo sottoposte ogni giorno è totale, fisica, mentale, psicologica, sociale, noi donne non siamo ancora libere di vivere a pieno la nostra condizione di esseri umani. Non sia libere di scegliere la carriera al posto dei figli, non siamo libere di scattarci quella foto in più senza venir additate come prostitute.

Colgo l’occasione per menzionare un altro tipo di violenza, quella social. Vi è mai capitato di andare a leggere i commenti sotto le foto di tante star della televisione o sotto le immagini provocanti condivise su pagine dal target prettamente maschile? Ecco, basta prendere un post a caso in cui ci sia una donna, bella o meno appariscente non importa, quanto scritto dagli utenti è vergognoso oltre che inappropriato e davvero avvilente.

Nessuno e ripeto nessuno ha il diritto di chiamarti “troia”, né di alludere a prestazioni sessuali che faresti, né a chiamarti mostro se non hai il corpo di Belen. Vogliamo parlare degli ex che pubblicano contenuti vostri e privati sul web? Questa è violenza. Sminuirti, ferirti, mostrare le tue foto private agli altri, condividere contenuti intimi, è violenza. E non possiamo più accettarlo.

Vi racconto un episodio e poi vi lascio alle altre. Un giorno ero a pranzo con dei colleghi, si parlava della giornalista sportiva a cui aveva craccato l’account e poi condiviso le foto e i video privati online. Dalla bocca di un ragazzo uscì questa frase: “Beh, se non vuoi che le tue foto vengano condivise non le devi proprio mandare al tuo fidanzato”.

Sono rimasta incredula, primo perché ritenevo che questa persona fosse intelligente, secondo – cosa ancora più seria – perché questo era il pensiero della popolazione media, di quelli che non danno le colpe al partner se, dopo la fine della storia, diffonde contenuti privati, ma di lei che li ha fatti. Quindi, se in intimità con il tuo fidanzato sfruttate anche la tecnologia per vostro sollazzo personale, tu donna ricorda che puoi ricevere immagini del suo coso, ma non devi mandare foto del tuo corpo, perché poi finiranno nei peggiori social.

Care Yellow Girls, non vi pare una storia già sentita? Lui può ma noi donne no, lui è un latin lover e noi prostitute, lui è uno scapolotto noi zitelle. Ecco, credo che non possiamo più permettere di venire sminuite, umiliate, denigrate, represse, siamo donne, noi diamo la vita e generiamo vita, non scordatelo mai.

 


Beatrice: ogni donna (per quanto lieve) è stata, almeno una volta, oggetto di violenza.

Nonostante sia l’anno 2017 e siano trascorsi quasi 50 anni dalla rivoluzione femminista (molti meno dal raggiungimento delle pari opportunità tra uomini e donne) , sentiamo parlare troppo frequentemente di violenza sulle donne. Molto spesso non ci accorgiamo nemmeno di questa “piaga” e che, nei casi più estremi, finisce nelle pagine di cronaca nera sotto la voce “omicidio”.

Sembrerà scontato ma la gran parte di queste violenze sono “invisibili e silenziose “ e la maggior parte delle volte nessuno, e sottolineo nessuno si accorge che l’interessata le stia vivendo e subendo.

Eh già perché oltre a viverle purtroppo si subiscono, senza potersi difendere,senza essere tutelate se non fa una legge che fa sempre troppo poco rispetto all’epiligo dei casi più gravi e che ahimè potevano essere evitati.

Voglio sottolineare il fatto che credo che nel mondo non esistano donne che almeno una volta nella loro vita abbiano subito o siano state vittime di molestie (seppure verbali restano sempre sotto il nome di violenza). Non si direbbe dal mio modo personale di approcciarmi alla vita e affrontare le situazioni, ma anche io sono stata vittima di violenze psicologiche e anche molestie sessuali di tipo verbale. In alcuni casi si esagera ma vi posso assicurare che non si può parlare mai di “situazioni ingigantite” quando si parla di questo tipo di cose.

Perché la violenza sulle donne è anche sentirsi impotente a 18 anni ed essere spinta contro il muro da un uomo che ha più del triplo della tua età e ti dice che “morirebbe dalla voglia di darti un bacio” e che non ti lascia in pace per una sera intera, nell’impossibilità di scappare lontano da lui, perché sei in vacanza con un gruppo organizzato, fino a quando non scoppi in lacrime e confidi l’accaduto al tuo amico che purtroppo non ha potuto proteggerti in quel momento.

Oppure l’essere vessata senza tregua da un ex ragazzo che ti faceva sentire costantemente inadeguata e inadatta seppure tu fossi ciò che poteva essere il massimo per lui in quel momento. Sentirsi sbagliata, sentirsi inutile, brutta o mai abbastanza. Dietro ogni sorriso di donna non è detto che non si nascondano segni profondi di cicatrici morali provocate da violenze (seppure morali e/o verbali). Per quanto ci sforziamo di essere tecnologici ed evoluti, per quanto la nostra società si sforza di raggiungere un’utopica perfezione, se non sradichiamo questo tipo di male che ci affligge, non potremo mai dire di essere veramente civili e civilizzati.

Nel mondo animale non esiste violenza fatta con la volontà di ferire il sesso più debole (almeno per quel che riguarda la forza fisica) eppure noi esseri umani abbiamo insito in noi il germe di questo male che troppo spesso resta oscuro. Il più delle volte queste violenze sono il frutto di una ricerca “disperata di amore” e attenzioni, una ricerca di sicurezza che però diventa un “gioco” al massacro in cui nessuna delle due parti,vince.

Posso solo consigliare di denunciare, denunciare sempre, e di parlarne con familiari e/o amici che sicuramente ci aiuteranno (e di questo ne sono sicura) ad affrontare tutto quello che verrà in seguito ma il vero problema è che la maggioranza delle donne non denuncia nella speranza che gli uomini che hanno a fianco cambino. E cambiano, è vero ma in peggio e fino a trasformarlo da incubo a triste e prevedibile epilogo.

La mia speranza è che sui vari media si possano sentire sempre più belle notizie e sempre meno tragiche notizie che riguardano la violenza sulle donne.


Camilla: C’era una volta una ragazza…

C’era una volta una ragazza considerata da tutti forte, coraggiosa, che sapeva ciò che voleva. Circondata da molti amici, sempre sorridente e cordiale. Crebbe consapevole dei propri punti di forza e dei propri limiti. Non si spaventava mai a dire quelle che pensava in faccia alle persone e proprio per questo aveva amici leali e sinceri, e conoscenti che non vedevano l’ora di poter entrare nel suo mondo.

Un giorno Nina (così chiamerò questo personaggio, ndyg) si innamorò di un ragazzo. Era ancora molto giovane ma sicura del sentimento che le faceva “esplodere il cuore” per lui. Anche questo ragazzo era un bel tipo: diretto, schietto, egocentrico e solare. Aveva sempre il sorriso sulle labbra e lo trasmetteva anche a lei che, invece, a volte era musona e per niente propensa a mostrare i denti. Se non perché arrabbiata.

La loro storia andava avanti in un continuo oscillare di alti e bassi: picchi di amore allo stato puro e momenti di odio bestiale tra i due, dovuto alla poca attenzione di lui nei confronti di una Nina che continuava, imperterrita, a farsi in quattro a prescindere per lui.

Lui che sbagliava, lei che chiedeva scusa; lui che esagerava, lei che si prendeva la colpa; lui che alzava la voce, lei che la alzava ancora di più di quanto non l’avesse appena fatto l’uomo che considerava “quello giusto”.

Le persone intorno a loro, non addentrate così tanto in questa relazione, si iniziarono a rendere conto che quello non era affatto un amore sano ma stava degenerando in qualcosa di malato che li avrebbe presto portati a farsi male: fisicamente ed a parole. Provarono ad aprire gli occhi di entrambi, ma nessuno riuscì in questo difficile intento. Loro due erano fermi sui propri sentimenti. La loro intesa, o almeno quello che loro consideravano tale, iniziò a “rallentare” e fu così, che dall’oggi al domani, cominciarono a litigare come se non ci fosse più un futuro scritto per loro.

Un giorno, dal nulla, dopo urla e rimproveri reciproci, lui alzò per la prima volta le mani su di lei. Due schiaffi. Il secondo ancora più forte del primo. Lei percepì parecchia violenza.
Nina si spaventò molto. Talmente tanto da chiudersi a chiave nel bagno per paura che lui potesse farlo ancora. E pianse. Lacrime amare che la portarono a credere che quella non era la vita che aveva sempre sognato. Ma cosa fare in questi casi?

Poi lui iniziò a bussare alla porta, prostrandosi in ginocchio e chiedendole scusa mentre piangeva. Sì, anche lui stava piangendo. E lei allora gli credette. Aprì la porta, si abbracciarono forte e decisero di dimenticare il prima possibile quel brutto momento vissuto insieme. E si giurarono di non raccontarlo mai a nessuno. Mai. Lo giuro.

Dopo quel brutto episodio vissero un periodo idilliaco fatto solo di “cuori e baci”. Sembrava che quel brutto episodio li avesse solo che avvicinati. Tanto. Troppo. Stavano sempre insieme. Solo loro due. Weekend d’amore, bugie bianche pur di non andare a lavoro, malattie improvvisate… ma poi la violenza si ripresentò alla porta. E bussò ancora.

Questa volta per strada, dopo una litigata inutile su un messaggino arrivato e subito omesso e cancellato. E Nina questa volta non credette più alle scuse dell’uomo o comunque di quello che continuava a dirle TI AMO guardandola negli occhi. E lo lasciò su quel marciapiede. Da solo. Senza farsi troppi problemi. I sensi di colpa affiorarono tutti appena varcò la soglia di casa. La loro casa.
Ma, pur di non cedere, fece di corsa una borsa con qualche vestito recuperato qua e là e se ne andò a casa dei genitori. Ovviamente non disse nulla in merito alla violenza subita ma raccontò di una feroce litigata che voleva smaltire senza di lui. Senza vederlo 24h su 24. Senza doverci interagire per qualche giorno.

Di giorni nel passarono dieci e di lui nemmeno l’ombra. Fino a quella sera. Lei tornò a casa dei suoi, salì e se lo ritrovò seduto sul divano con in mano un mazzo di girasoli (i suoi fiori preferiti) e due biglietti. “Ti porto a Parigi amore, ho chiesto ai tuoi il permesso”. Ancora una volta Nina volle fidarsi delle sue buone intenzioni e partirono insieme. Vissero intensamente ogni istante trascorso insieme nella città dell’amore ma, come si sa, lei iniziò ad essere sempre sul “chi va là” preventivamente. Aveva paura. E aveva paura proprio del suo uomo. Non era possibile.

Così un giorno si fece forza, chiamò un’amica psicologa, si fece consigliare un collega bravo per andare in analisi. La prima seduta fu deleteria. Non riuscì a parlare ma pianse fino ai singhiozzi. Per un’ora di fila. E lo psicologo capì che c’era qualcosa di più grande del classico “sono in crisi”.
La seconda seduta anche non portò a nulla se non alla stessa situazione vissuta la settimana precedente.
Dalla terza, invece, Nina si aprì completamente a questo sconosciuto e gli raccontò tutto fino al più piccolo dettaglio. Si liberò di un peso più grande di lei e capì che l’unica strada da prendere per stare meglio ed uscire da quel vortice era lasciarlo a casa e non tornare mai più.

In un giorno di sole, prese le ferie e senza dire nulla a lui, tornò a casa appena capì che lui era uscito, fece le valigie, lasciò il suo mazzo di chiavi sul tavolo della cucina ed andò via. Per sempre.

Chiese poi il trasferimento che le accordarono quasi nell’immediato ed andò a vivere a Milano. Senza dire nulla a lui. Ovviamente raccontò tutto ai suoi genitori ed ai suoi amici per tutelarsi. Ma questa è un’altra storia.


Cucla: la violenza ha molte forme ed alcune di queste non lasciano segni visibili.

Forse non dovrei aver voce in capitolo su questo tema, poiché di violenza fisica ringraziando il cielo non ne ho mai avuto esperienza diretta.

Il problema però parte dalle piccole cose, perché è proprio quando noi donne cominciamo ad accettare gli abusi più “innocenti” che comincia la svalutazione di noi stesse, e piano piano, passo dopo passo, ci dirigiamo verso la privazione della nostra dignità e dei nostri diritti. Diritti non speciali perché siamo donne, non trascendentali, ma diritti semplicemente umani, di persone dotate di sentimenti e fragilità come chiunque altro.

La mia esperienza, per quanto piccola a confronto di tante altre storie, è quella di un amore finito male. Un amore trascinato troppo a lungo che col tempo è diventato tossico. Non perché l’altra persona fosse un mostro o incapace di provare affetto, semplicemente perché delle volte in queste occasioni ciò che manca nelle persone è l’empatia. Si è così concentrati su se stessi da non essere in grado di dare attenzione ai bisogni l’altro, causando così un malessere tanto nocivo quanto la violenza vera e propria.

Non è amore quando si pensa solo a ciò che fa stare bene noi, smettendo di ascoltare l’altro, annullandolo completamente e trasformandolo in uno strumento dei nostri capricci momentanei. La nausea, gli attacchi di panico, gli svenimenti… queste che ci manda il nostro corpo non sono espressioni d’amore, ma veri e propri segnali d’allarme.

La verità è che ci meritiamo molto più di questo, anche se spesso ce lo neghiamo, non ci sentiamo all’altezza, o viviamo di sensi di colpa. Meritiamo di essere felici e di avere al nostro fianco qualcuno che ci ami e ci rispetti nella stessa misura in cui noi lo amiamo e rispettiamo.

Non c’è nulla di male nel capire che certe situazioni non ci danno serenità e nel chiedere consiglio per risolverle. Siamo il bene più prezioso che potremmo mai possedere, dovremmo imparare a valorizzarci e prenderci cura di noi.


Gloria: l’assurdità della violenza

Quando mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione per la giornata contro la violenza sulle donne, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata che è assurdo che nel ventunesimo secolo succedano ancora queste cose e che il più delle volte rimangano impunite.

È assurdo come ancora dobbiamo difendere la nostra posizione in una società che ci vuole come il sesso debole, dove se qualcuno dice che sei di sua proprietà non puoi permetterti di rifiutare e di spostare lo sguardo.
È assurdo come una donna deve avere paura di tornare tardi la sera perché “non si sa mai chi si incontra”.
È assurdo che una donna venga resa meno donna per non attirare l’attenzione della persona sbagliata.
È assurdo che ad una donna convenga tenere un profilo basso perchè altrimenti “te la sei cercata te”.
È assurdo come capita che ad una donna venga reso impossibile essere donna!
In questa giornata, voglio regalarvi le parole di Madre Teresa.

“Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!”


giornata contro la violenza sulle donne 2017

Maria Nunzia: “La violenza è semplice; le alternative alla violenza sono complesse.” (Friedrich Hacker)

Sapersi confrontare non è una cosa innata in tutti noi, avere la capacità di affrontare gli avvenimenti che si presentano, le incomprensioni con razionalità non è un dettaglio scontato. La cosa che veramente preoccupa è che alle volte, troppo spesso, la violenza viene giustificata.

La violenza non può e non deve essere giustificata, perché non dovrebbe esserci l’atto o meglio ancora il pensiero. Purtroppo nella nostra società ci sono sempre più episodi di una violenza incontrollata e soprattutto verso le donne. Il rispetto è la chiave di tutto e se manca quello, non è amore, non è affetto è soltanto VIOLENZA.

Per tutte quelle donne che subiscono in silenzio, alzate la voce, perché troverete aiuto e appoggio. Siate voi il vostro cambiamento, AMATEVI!


Simona: è davvero cambiato qualcosa?

Il 25 Novembre è la giornata scelta per dire basta alla violenza sulle donne. Milioni di persone in tutto il mondo esprimono il proprio pensiero e la loro solidarietà verso le vittime: ma alla fine è cambiato qualcosa?

Sara, Noemi, Nicolina, Donatella, Simona, Ylenia, Gessica, Lucia, Michela, Federica, Debora, Valentina, Liliana, Fiorella, Luana, Marinella, Carla, Letizia, Laura. Questi non sono solo nomi scritti tanto per occupare dello spazio. Questi sono i nomi di alcune delle donne vittime di violenza domestica per mano di coloro che diceva di amarle. Alcune di loro sono state uccise, altre hanno subito violenza fisica e/o psicologica, altre ancora hanno rischiato di morire bruciate vive.

È passato un anno dallo scorso articolo, qualcosa è cambiato? Tante parole, tante manifestazioni a favore delle donne e contro queste brutali violenze ingiustificate, ma alla fine, in concreto, cosa è stato fatto?

Nulla.

Le donne continuano a subire violenza, ad essere stalkerate, ad essere minacciate, ad essere uccise. Nulla è cambiato. Alcuni uomini continuano a sentirsi i padroni del mondo, soprattutto i padroni delle proprie donne, avvalendosi del diritto di poter gestire in tutto e per tutto la vita delle proprie compagne. In alcuni casi non si tratta nemmeno delle loro compagne, ma di povere sventurate che per non si sa quale assurdo motivo attirano l’attenzione di questi esseri (come nello scorso articolo mi rifiuto di definirli uomini od animali… per me sono esseri indefiniti, perché privi di anima).

Il mondo purtroppo non è cambiato e le donne continuano a subire violenze. Lo Stato non ci aiuta, anzi sembra quasi snobbare questo problema. Tante chiacchiere, tante promesse, ma zero risultati. Al contrario le vittime, spesso, subiscono una doppia violenza: una da parte del loro aguzzino; l’altra da parte di coloro che dicono di volerle difendere ma che, in concreto, non fanno nulla. Poi si scandalizzano perché non abbiamo coraggio di denunciarli.

Ma esiste un modo per poter uscire da questo vortice infinito di violenza? Devo essere sincera? Non lo so. Servirebbe una commistione di situazioni ed eventi, ma ciò accade solo nei film o nei sogni.

A mio parere, il primo passo sarebbe quello di educare le generazioni future al rispetto delle donne, ma è davvero possibile? Di questi tempi non saprei. Vedo tanti bambini e ragazzi che non hanno rispetto nemmeno per le loro madri, figuriamoci verso le altre donne. Ma in questo dovremo essere noi a dover cambiare per prime: dovremo cercare di infondere nei nostri figli l’amore verso il prossimo, verso chi è più debole, verso le donne, e non giustificarli sempre e comunque. I figli vanno educati, non assecondati.

Iniziamo a capire che noi dobbiamo, in primis, aiutarci con le nostre forze, perché se aspettiamo l’aiuto ed il supporto dall’esterno, state tranquille che questo non arriverà mai. Se subite violenze, trovate il coraggio di denunciare. Lo so non è facile, l’ho capito sulla mia pelle, ma fidatevi se non lo fate, in futuro, potreste pentirvene e, soprattutto, potreste sentirvi in colpa perché i vostri aguzzini potrebbero rivolgere quel male e quella stessa violenza verso altre donne. Avete nelle vostre mani il potere di fermarli: fatelo! Non abbiate paura!

Io immagino le donne vittime di violenza come delle lucciole, splendono di luce propria, illuminano qualunque ambiente in cui si posano, ma, all’improvviso, si spengono, per poi tornare nuovamente a splendere.

Ecco le donne vittime di violenza sono così: emettono una luce unica, affascinante, che attrae chi le circonda; quando incontrano il loro carnefice si spengono, “scompaiono”, si nascondono, ma ecco che, una volta riuscite a sconfiggere il loro “male”, si riaccendono e tornano a splendere, ma stavolta non è una semplice luce, è luce di vita, voglia di tornare a vivere e a sorridere.

Quindi mie care Yellow Girls non permettete a nessuno di spegnere la vostra luce interiore, il vostro essere e siate sempre orgogliose di essere Donne.

Siate forti, coraggiose e, soprattutto, libere!

 


Valeria: Andare oltre, con ironia e fermezza.

25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne.
Ecco, quello che mi chiedo io è che senso abbia una giornata del genere.
Perchè?! Che bisogno c’è di istituire una simile commemorazione? A chi serve?
Alle vittime?
Ai familiari delle vittime?
O ai carnefici che solo lì, suoi social network, a pubblicare foto e frasi fatte a favore delle donne.

Forse serve alle istituzioni, allo stato, per far vedere che a loro importa davvero delle donne e di ciò che subiscono QUOTIDIANAMENTE.
Eh già, perchè non si tratta solo della morte di turno, della ex fidanzata sfregiata o uccisa da chi aveva lasciato, no, si tratta anche di tutte quelle donne che ogni giorno subiscono varie e svariate forme di violenza che nessuno tutela, a cui nessuno presta orecchio.
Commenti sgraditi o apprezzamenti inopportuni.
Insulti o minacce.
Stalking.
Molestie fisiche in autobus, in metro, a lavoro o chissà dove.
Ancora insulti e derisioni.
Il non rispetto della femminilità.
Il mancato rispetto della maternità.
Gli abusi di potere sui posti di lavoro.
Le avance sgradite.
I commentini infami e le dicerie.
I giudizi sul corpo, sull’abbigliamento, sui capelli.
Lo stupro.
Le sevizie coniugali. Gli abusi adolescenziali.

Esistono tante, tantissime, forme di violenza ”al femminile’‘ ma in ognuno di questi casi credo che la soluzione non sia ”la giornata contro la violenza sulle donne”, non credo basti schierarsi un giorno all’anno per ottenere giustizia, un cambiamento, un progresso. Purtroppo non si tratta di Babbo Natale, che compare il 24 alla sera e scompare il 25 mattina, eh no. Qui abbiamo uomini, mariti, amici, colleghi, fidanzati, fratelli, padri, sconosciuti, disposti a tutto per di ottenere i loro sporchi comodi: sputano sulla persona, la calpestano come fosse inesistente e tutto ciò che alla fine ottengono è un ”ma se l’è cercata, quella troia” e la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Quindi a chi serve questa giornata?!
Serve a tutti noi, per nasconderci dietro all’inerzia che ci attanaglia, per far finta di prendere parte al movimento, alla lotta, invece di scendere in piazza ad urlare, invece di uscire di casa a batterci per i nostri diritti, quelli di nostra madre, di nostra sorella, di nostra figlia e di tutte le nostre amiche. A batterci per la libertà di vivere, con serenità, aggiungo io.
Che stiano a casa, loro, i maschi, ben tenuti sotto chiave se non sono in grado di vivere. Basta con la politica dell’insegnare alle donne come difendersi da questi sub-umani. Sono loro il problema?! Sono loro a seminare dolore e morte ovunque passano?! Allora che siano loro ad imparare a comportarsi, o che rimangano lontani dal mondo, perché per gente così un posto non dovrebbe esserci, e invece c’è! Eccome se c’è!

D’ora in avanti, invece della ”giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, bisognerebbe festeggiare le politiche (reali) a salvaguardia di una categoria bistrattata su cui, tuttavia, regge l’intera società.

Uomini, che fareste senza noi donne?!
Ecco, tanti auguri yellow girls!

Yellow Girls è molto più di un blog di notizie e di articoli, è una community, è un’identità, è un stile di vita.

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